Video: Reverse Engineering of Curatorial Bullshit

Reverse Engineering of Curatorial Bullshit è una mostra-esperimento collettiva inaugurata il 20 marzo 2026 nel Museo del Metaverso a Craft World (OpenSim) a cura di Rosanna Galvani e il CARP (Cybernetic Art Research Project) di Laszlo Ordogh alias Velazquez Bonetto, di cui abbiamo parlato in un precedente post qui. Il Concept alla base delle opere prodotte dagli artisti partecipanti all’esperimento era: “Ogni partecipante riceverà un testo curatoriale, nessuna immagine, nessun riferimento, nessuna spiegazione, con un compito semplice: creare un’opera basata esclusivamente su quel testo, non illustrarlo, non spiegarlo, ma tradurlo.
Il video che segue è il mio contributo all’esposizione “Protocollo oozing – autopsia di un testo curatoriale“, ottenuto dando in pasto il testo curatoriale ad un chatbot AI istruito per ricavarne i diversi prompt per realizzare le immagini (Nano Banana), le clip video (Hailuo ai), il design sonoro (Suno), il montaggio (CapCut) e anche l’architettura dell’installazione realizzata poi in parte tramite un’altra AI (Meshy).

Il video non racconta una storia, esegue un codice visivo. Partendo dal testo, l’intelligenza artificiale (Hailuo) è stata usata come uno scanner per tradurre la teoria in materia. In pochi secondi assistiamo al collasso del significato: la “membrana intermedia” del testo si condensa in un’interfaccia post-umana di pelle sintetica, che a sua volta perde coesione, sciogliendosi in puro rumore pittorico. L’approdo finale è la “sovrastruttura barocca”: l’iper-presenza si manifesta come una proliferazione di carne che divora l’architettura classica. Il sound design accompagna questa discesa smontando se stesso: dall’asettica sintesi granulare del “dosaggio farmacologico” fino a un’orchestrazione classica brutalmente interrotta da glitch e distorsioni digitali.

Questa invece è la mia installazione “minimal” realizzata in Craft a Uqbar, sede dell’evento.

Una decodifica che non poteva restare bidimensionale. Nello spazio virtuale di Craft World, il testo diventa un trauma spaziale. Il classico White Cube della galleria d’arte – simbolo per eccellenza di quell'”illusione di neutralità” citata nel documento – subisce un collasso strutturale. Costruita utilizzando le primitive digitali di base (prim) e mesh, l’architettura sterile viene infettata da masse organiche traslucide e color fucsia che “trasudano” dalle pareti spaccando la geometria della stanza. È la traduzione fisica dell'”eccesso visivo” e della “proliferazione della carne” rivendicata dal testo. I concetti teorici fluttuano nell’aria come detriti molecolari in un laboratorio clinico compromesso.

Per avere un’anticipazione delle altre opere esposte, ecco l’articolo di Rosanna Galvani sul suo blog del Museo del Metaverso.

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