Asoka e il pluralismo religioso

L’india contemporanea è da tempo esempio di pluralismo, un intreccio di etnie, lingue e religioni unico nel suo genere che rende, di fatto, il multiculturalismo una sua impronta di riconoscimento. In un paese in cui convivono realtà così difformi e molteplici è quasi ineluttabile che le incomprensioni possano degenerare in atteggiamenti ostili ed episodi di violenza; perciò, nel voler consolidare e far prosperare una nazione basata su questi presupposti, diviene di fondamentale importanza riuscire a risolvere o meglio, prevenire, dispute di carattere politico, sociale e soprattutto religioso.

Il primo sovrano ad esserci riuscito, di cui si possa aver traccia storicamente dimostrabile, è Asoka*, nipote di Chandragupta (fondatore dell’impero e della dinastia Maurya), che andò al potere, non senza spargimenti di sangue, e governò per circa trent’anni su un territorio talmente esteso da comprendere la quasi totalità del subcontinente indiano. Salito al trono di Pataliputra (vicino all’attuale Patna) intorno al 270-265 a.C., conosciamo la sua storia esclusivamente attraverso fonti di estrazione buddhista: le cronache Aśokavadana (“storie di Asoka”) e Divyavadana (“gesta divine”), e due cronache pali dello Sri Lanka, Dipavamsa e Mahavamsa.

In questi testi Asoka viene ritratto come una figura leggendaria che ad un certo punto, abbandonato il sentiero intrapreso di un’esistenza intrisa di violenza (da cui il soprannome Canda-Asoka, cioè “Asoka il furioso”) e incline ai piaceri (Kama-Asoka), abbraccia il dharma buddhista (Dharma-Asoka).

La causa scatenante di tale trasformazione viene individuata in una profonda crisi interiore derivata dalla consapevolezza della sofferenza indotta dalle stragi perpetrate dai propri soldati durante l’ultima campagna di conquista nel regno di Kalinga (l’attuale Orissa); da quel momento in poi Asoka si convertì al buddhismo divenendone membro laico (upasaka) e determinando, probabilmente, una forte espansione del dharma buddhista anche al di là dei confini indiani. Rendono testimonianza di questo cambiamento un’eccezionale serie di reperti in pietra, noti come “editti rupestri” (dhammalipi, “scrittura del dhamma”), epigrafi ed incisioni su colonne disseminate in tutto il regno (e anche oltre). È da rilevare che, essendo l’intento quello di raggiungere una realtà multiculturale e linguistica, Asoka diede preciso ordine di incidere gli editti nelle lingue locali; non deve quindi stupire il ritrovamento di una famosa incisione risalente a quel periodo in greco e aramaico nella quale il termine dhamma/dharma è stato tradotto con il greco eusébeia.

Asoka indirizzò il suo potere verso la “nascita” di una civiltà sulla base dei principi di tolleranza religiosa attiva e non-violenza verso tutti gli esseri viventi. Il XIII editto su roccia riporta il passaggio solenne della sua conversione dove dichiarerà che da quel momento in poi avrebbe considerato “…vera vittoria” solo la vittoria del “Dhamma”.1

Per “Dhamma”, e questa è la particolarità che ha caratterizzato la sua visione, egli non intese un dharma buddhista ortodosso, quanto un dharma che tenesse conto solo di alcuni precetti basilari volti a favorire un clima di tolleranza religiosa “attiva” a favore di un pluralismo religioso. Una tolleranza che non si limitava solo a “tollerare” ma che, attraverso l’azione di elevare le altre confessioni (tramite il rendere onore, il rispetto e l’ascolto degli altrui dhamma) si elevava a sua volta generando un clima di generale benevolenza. L’editto XII riporta questa sua volontà: “il caro agli dei non ritiene tanto importanti doni o gli onori, quanto che ci sia crescita essenziale per tutte le confessioni”/…/ Ma ogni occasione è opportuna per onorare la confessione altrui. Così facendo uno fa crescere di molto la propria confessione e rende servizio alle altre. Chi fa diversamente danneggia la propria confessione e non rende servizio alle altre. Infatti chi onora la propria confessione o biasima sempre l’altrui, per devozione alla propria confessione, pensando di mettere in buona luce la propria confessione, costui invece così facendo nuoce ancor più alla propria confessione. È il convenire insieme che è bene, cioè che gli uni prestino ascolto al dhamma degli altri e lo rispettino.” 2

Una visione volta ad ideali di tolleranza, non-violenza verso tutti gli esseri (animali inclusi) e un generale clima di benevolenza che si tradusse in un miglioramento delle condizioni di vita: durante il suo regno furono fondate università, scuole, ospedali (per uomini e animali), ricoveri per viandanti, furono realizzate strade, nuovi sistemi di irrigazione e distribuzione d’acqua, furono adottate riduzioni di gravità delle pene (soprattutto quelle corporali) e evitate forme di discriminazione su base religiosa, politica, castale. Come riportato nell’editto VI, era volontà del sovrano del dhamma “procurare il bene di tutti gli esseri .” 3

La visione di Asoka, seppur nella pratica facilmente in contrasto col mantenimento del potere politico, è sopravvissuta alla sua morte e ha influenzato il pensiero di molti suoi successori, non ultimo lo stesso Gandhi. Ancora oggi, a distanza di oltre due millenni, ritroviamo nei simboli istituzionali dello stato indiano, rispettivamente nella bandiera e nella moneta corrente, la Dharmachakra (ruota del Dharma), simbolo di Asoka e il famoso capitello di leoni della colonna eretta a Sarnat, luogo della prima predicazione del Buddha.

Il suo messaggio di tolleranza religiosa, innovativo e potente per quel periodo storico, risulta oggi attuale come non mai; la grande scommessa, per la generazione presente e per quelle future, sarà non solo di mantenerne vivo il meme quanto di tentare di generare il terreno idoneo alla sua realizzazione.

Note:
1, 2, 3 Bori P. C. e Marchignoli S., “Per un percorso etico tra culture – testi antichi di tradizione scritta”, Carrocci Editore, marzo 2015 – pag. 129
*(le parole indiane sono scritte senza agli usuali diacritici)

Riferimenti bibliografici:

  • Bori P. C. e Marchignoli S., “Per un percorso etico tra culture – testi antichi di tradizione scritta”, Carrocci Editore, marzo 2015.
  • Johnson W.J., “A dictionary of Hinduism”, Oxford University Press, published online 2009.
  • Marchignoli S., “India Filosofica. Un percorso tra temi e problemi del pensiero indiano. Dalle origini alla fine del sec. VIII”, Bonomo Editore Dispense, Bologna, ristampa 2008.
  • Schlichtmann K., “A Peace History of India – From Ashoka Maurya to Mahatma Gandhi”, Vij Books India Private Ltd, 2016.
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