Tra le radici silenti e le correnti luminose di questa foresta, una visione intimamente legata alle esplorazioni del progetto Anima Mundi: Kinship, prendono vita i suoni e i versi di una nuova opera audio-poetica: “Sillabe di una Pioggia Antica”.
È una meditazione nata per esplorare la nostra parentela profonda con il mondo vivente. L’acqua, elemento ancestrale che ha attraversato millenni, si fa qui metafora dei nostri diritti umani inalienabili e di un’intima resilienza personale. Smaschera l’illusione del dominio, ricordandoci la nostra vera natura: non sovrani in guerra contro le maree, ma presenze fluide, capaci di mutare forma nel tempo senza spezzarsi, sillabe preziose all’interno di un discorso immenso e ininterrotto.
È uno spazio sonoro in cui potersi fermare, chiudere gli occhi e lasciare che il battito del tempo e l’eco di generazioni antiche ci attraversino con la loro silenziosa dignità.
Ascolta.
Nel grembo cieco della notte,
il tempo è un rintocco liquido che scava il silenzio.
Un palpito d’ombra, inesorabile e sordo:
una goccia, un respiro.
Trasciniamo le ore come zavorre opache,
dimentichi che ogni respiro è nato libero,
uguale e sovrano sotto la volta di qualsiasi cielo.
Viviamo come se il puro esistere fosse un debito,
una colpa da espiare nell’attesa della sera;
e l’istante, disprezzato, si fa cenere liquida,
evapora, inerte, sulle sabbie dell’abitudine.
L’illusione umana è innalzare muri nell’acqua,
scolpire confini sulla carne del mondo,
negando la foce a chi implora riparo.
Eppure l’arroganza si incrina contro l’argine che lei stessa ha eretto,
mentre l’acqua, che non fa distinzioni, filtra sotto ogni fondamenta.
Sbarrare la corrente è generare esilio e dolore;
assecondarne la vastità è l’inizio del risveglio.
Finché c’è polso, finché la voce non teme catene,
nessun greto è così arido da precluderci un’altra marea.
Educhiamo lo sguardo a scovare la nostra vena sommersa,
plasmandoci al mutare del tempo, senza l’ostinazione del sasso.
Raccogliamo quest’eco umida nel cavo della mano,
non per domare la burrasca o prosciugare la fonte a chi ha sete,
ma per accordare la nostra rotta al respiro del mondo.
Senza cercare vittorie contro l’alta marea,
scopriamo di esser sillaba, e non voce, del cosmo.
Pari in mistero alla felce, alla roccia, al vento,
sciogliamo le armature per farci acqua nell’acqua.
In questa danza fluida, dove nessuno è padrone,
sboccia la nostra intatta, inalienabile dignità.
Bevi il freddo di ogni goccia, a fronte alta,
sapendo che ha già bagnato labbra antiche prima delle tue,
prima che la cisterna resti vuota
e il buio riprenda la sua sorgente muta.
Vivi!
